(Fa)Bio

Prima di parlarvi del mio stile fotografico vorrei raccontarvi un po’ di me, del mio mondo e delle mie passioni.

Romano nato a Trastevere e cresciuto in Borgo, a due passi dal Vaticano, fin da piccolo ho respirato l’aria di quartiere, mescolata a quella della storia e dell’arte. Le mie prime foto di cui ho memoria sono scorci di San Pietro e Castel Sant’Angelo, e di feste rionali, prima tra tutte quella de Noantri, dove  la vita di ogni giorno diventava arte. Questi contrasti hanno sempre acceso in me la curiosità di conoscere e la voglia di raccontare, e per poterlo fare ho scelto la macchina fotografica.

Amo incondizionatamente tutti gli animali, forse troppo. Ho quattro cani, un cavallo e un passerotto trovatello. Credo che  il mondo sia più bello quando hai vicino una coda che scodinzola.

La mia idea di paradiso è rincorrere l’estate infinita. Conoscere luoghi e culture al di fuori delle rotte turistiche.  Agli alberghi a cinque stelle preferisco le pensioni di famiglia. All’aperitivo una tavola da surf.

Credo di essere un ragazzo fortunato, perché ho tante persone che mi vogliono bene intorno a me.

Posso affermare con assoluta certezza di avere un caratteraccio, ma con la stessa certezza posso dire che con un sorriso si sistema sempre tutto.

Potrei sembrare un tipo particolare, lo ammetto. A volte ho l’esigenza di stare solo, magari sulla mia isola preferita in inverno. Ma solamente perché il mondo di oggi corre troppo velocemente,  mentre io ho bisogno delle mie giornate senza orologio.

Fabio Amicucci

Photographer

La passione per la fotografia mi fu trasmessa da mio nonno, dalle sue macchine fotografiche, dai suoi negativi ingialliti dal tempo e dai suoi racconti. Da piccolo giravo con una Ricoh 500 G al collo, 36 scatti e gli occhi ben aperti. Ricordo perfettamente il giorno in cui decisi che fotografare sarebbe diventata la mia professione. Ero a Londra, dove ebbi la fortuna di conoscere un fotografo e il suo lavoro. Dopo quell'incontro frequentai l'Accademia di Fotografia per poi lavorare con le molte testate giornalistiche nazionali ed estere come photoreporter. Un periodo stupendo, senza orari o pause pranzo, sempre di corsa, alcune volte superando anche i limiti del "si può fare?". Un tempo in cui più dell'attrezzatura contava il fuoco che avevi dentro. Un momento molto bello della mia vita, che poteva durare ancora oggi, se non fosse stato per il mio carattere. Per questo, dopo qualche anno, decisi di avere un solo, lunatico e dispotico datore di lavoro. Me stesso.  La fotografia di matrimonio è un ottimo compromesso per continuare a raccontare storie. L'esperienza giornalistica mi ha dato modo di sviluppare un diverso approccio fotografico, cercando di evitare le pose, mettendo in primo piano il racconto. Ottenere questo risultato richiede molto impegno ed una attenzione continua. Non potete immaginare come sia frenetica una giornata di lavoro come fotografo di nozze. Ma il mio lavoro in fondo è fare emozionare le persone raccontandogli la loro storia, e per far questo non ci si può fermare un attimo.